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La pubblicazione di sentenze e il diritto alla privacy

Materia: Privacy - Fonte: Renato Savoia - 09.02.2009
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Abstract: Si possono pubblicare i nomi delle parti per esteso? Se si, con quali limiti?

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SENTENZA n. 4239/09 depositata il 29/01/09
REPUBBLICA ITALIANA   
   
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

QUINTA SEZIONE PENALE


composta dagli Ill.mi Sigg.:
Dott. AMBROSINI GIANGIULIO         Presidente
1.Dott.OLDI ,PAOLO             Consigliere
2.Dott.SANDRELLI GIAN GIACOMO            ”
3.Dott.DE BERARDINIS SILVANA            ”
4.Dott.IACOBELLIS MARCELLO             ”
ha pronunciato la seguente

SENTENZA


sul ricorso proposto
1)                     N. IL 24/05/1959
avverso SENTENZA del 26/10/2007
TRIBUNALE di AVEZZANO

visti gli atti, la sentenza ed il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere IACOBELLIS MARCELLO

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. AGNELO DI POPOLO

che ha concluso per il rigetto del ricorso

Svolgimento del processo e motivi della decisione

 

Il tribunale di Avezzano, il 26/10/2007, in riforma della sentenza del giudice di Pace del 29/12/2005, dichiarava ****** colpevole del reato di ingiuria in danno di **********. All'esito di uno scambio di e-mail tra lo ******* e l'... relativamente alla  pubblicazione di una sentenza di condanna emessa – nei suoi confronti – dalla Corte dei Conti, pubblicata sul sito web di informazione giuridica curato dall'******** il ******* aveva  inviato aIl'*****  una e-mail contenente l'espressione :"Lei sarà Avvocato ma è ignorante; …..ignorante quindi ed imbroglione”.

 

Il tribunale, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di pace, escludeva l' esistenza dei presupposti di cui al' art. 599 c.p.. Quanto al “fatto ingiusto” il tribunale affermava che la  pubblicazione della sentenza di condanna del ******* era avvenuta nel rispetto della normativa vigente e che “secondo il contenuto delle e-mail in atti", la p.o. Aveva manifestato sin dall'inizio la propria volontà di provvedere alla tempestiva rettifica,richiedendo al ********. gli estremi della sentenza di revocazione”. Quanto all'immediatezza”, riteneva che “tra la censurata reazione e la detta  pubblicazione al momento dei fatti era intercorso un arco temporale tale da non poter ragionevolmente ravvisare il preteso nesso eziologico tra il fato ingiusto e lo stato d'ira”.

 

Avverso tale decisione ha proposto ricorso il *********, lamentando la violazione dell'art. 606 co. 1 lett. e) e b) c.p.p. con riferimento all'art. 599 c.p.. Inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla ricorrenza dello stato d'ira determinato da fatto ingiusto altrui e subito dopo di esso. Mancanza e manifesta illogicità di motivazione sul punto. Il giudice avrebbe riportato in modo errato i fatti di causa e la cronologia degli stessi, ed avrebbe omesso parti fondamentali della e-mail inviata dall'avv.******quest'ultimo, contrariamente alle affermazioni del giudicante, avrebbe evidenziato un atteggiamento ostile, saccente e provocatorio. Illogica sarebbe la motivazione nella parte in cui avrebbe escluso la esimente; erroneamente il giudice di merito avrebbe escluso l'ingiustizia del fatto, con riferimento all'art. 52 del d.lgs. 196/2003, senza rilevare che il sito deIla Corte dei Conti riportava la decisione con le sole iniziali degli imputati; il tribunale avrebbe fatto erronea applicazione dei presupposti richiesti dall' art. 599 c.p. per quanto attiene l'ingiustizia del fatto -tale dovrebbe considerarsi anche i fatti antisociali, nonché nell'immediatezza – da interpretare con elasticità-. Il tribunale non avrebbe altresì considerato che la e-mail incriminata sarebbe stata inviata subito dopo la revoca della sentenza, cosi operando un travisamento dei fatti. Le parole ignorante ed imbroglione sarebbero state pronunciate dopo che ******* si era rifiutato di dare notizia della revoca della decisione.

Il ricorso va rigettato.

Il tribunale, con adeguata e  coerente motivazione, ha ritenuto la liceità della pubblicazione integrale sul sito ...  della sentenza di condanna pronunciata dalla Corte dei Conti nei confronti di ****** sia in quanto avvenuta nel pieno rispetto della normativa di cui all'art.52 D.lgs. 30/06/2003, n. 196, sia perché reperibile attraverso la banca dati presente sul sito ufficiale della cennata Corte.

 

I limiti di accesso alla banca dati della Corte dei Conti dedotti dal ricorrente non escludono la liceità della pubblicazione in quanto comunque conforme al disposto dell'art. 52 D.lgs 196/2003.

Essendo il controllo di questa Corte limitato alla struttura del discorso giustificativo del provvedimento impugnato va esclusa una diversa lettura del materiale probatorio, e, in particolare della valutazione del tribunale circa la ricostruzione degli eventi nonché la ritenuta volontà dell'******* di provvedere alla tempestiva rettifica.

L'esclusione della sussistenza del fatto ingiusto comporta l'irrilevanza delle censure mosse alla decisione nella parte in cui si è escluso il presupposto dell'immediatezza.

Consegue da quanto sopra il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


Roma, 11/12/2008

 

 

Art. 52 d.lg.196/2003

Dati identificativi degli interessati


1. Fermo restando quanto previsto dalle disposizioni concernenti la redazione e il contenuto di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali dell'autorità giudiziaria di ogni ordine e grado, l'interessato può chiedere per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell'ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull'originale della sentenza o del provvedimento, un'annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento.


2. Sulla richiesta di cui al comma 1 provvede in calce con decreto, senza ulteriori formalità, l'autorità che pronuncia la sentenza o adotta il provvedimento. La medesima autorità può disporre d'ufficio che sia apposta l'annotazione di cui al comma 1, a tutela dei diritti o della dignità degli interessati.


3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, all'atto del deposito della sentenza o provvedimento, la cancelleria o segreteria vi appone e sottoscrive anche con timbro la seguente annotazione, recante l'indicazione degli estremi del presente articolo: "In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi di.....".


4. In caso di diffusione anche da parte di terzi di sentenze o di altri provvedimenti recanti l'annotazione di cui al comma 2, o delle relative massime giuridiche, è omessa l'indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi dell'interessato.


5. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 734-bis del codice penale relativamente alle persone offese da atti di violenza sessuale, chiunque diffonde sentenze o altri provvedimenti giurisdizionali dell'autorità giudiziaria di ogni ordine e grado è tenuto ad omettere in ogni caso, anche in mancanza dell'annotazione di cui al comma 2, le generalità, altri dati identificativi o altri dati anche relativi a terzi dai quali può desumersi anche indirettamente l'identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.


6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche in caso di deposito di lodo ai sensi dell'articolo 825 del codice di procedura civile. La parte può formulare agli arbitri la richiesta di cui al comma 1 prima della pronuncia del lodo e gli arbitri appongono sul lodo l'annotazione di cui al comma 3, anche ai sensi del comma 2. Il collegio arbitrale costituito presso la camera arbitrale per i lavori pubblici ai sensi dell'articolo 32 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, provvede in modo analogo in caso di richiesta di una parte.


7. Fuori dei casi indicati nel presente articolo è ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali.

 

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