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L'avvocatura italiana tra la controriforma e gli Oscar degli avvocati

Materia: Attualitą - Fonte: Renato Savoia - 24.11.2010
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Abstract: Dove stiamo andando? Aggiornato il 30/11/10



Aggiornamento del 30/11/10: sul sito del Sole 24 ore l'intervento integrale (fischi e contestazioni inclusi) del ministro Alfano.

 

Aggiornamento del 29/11: il Sole 24 Ore titola: Dagli avvocati cartellino rosso ad Alfano

 

 

Aggiornamento del 26/11/10: consiglio l'ascolto del podcast della trasmissione di Oscar Giannino  alla pagina "Il cappio degli Ordini".

 

* * *

 

Non c'è dubbio che in questi giorni (per la precisione oggi è il 24 novembre 2010) l'avvocatura abbia conquistato spesso spazio sui media.

 

Per una volta, quindi, non ci si parla solo tra avvocati, ma si parla anche degli avvocati.

 

Purtroppo, come spesso capita, con imprecisioni  e inesattezze varie, ma di questo credo che la colpa sia solo nostra, come categoria, che non siamo capaci di assumere una posizione unitaria e ad una voce (sul punto non posso che concordare con quanto scritto dal Collega, avv. Carlo Priolo del Foro di Roma su ForoEuropeo.it, nell'articolo dall'eloquente titolo "Avvocati, abolite l'OUA")

 

Peraltro, con curiosa coincidenza nei medesimi giorni si sono venute a sovapporre più notizie, tra cui:

- l'approvazione della riforma forense al Senato;

- la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sulla vicenda A.L.T.;

- l'assegnazione degli "Oscar degli avvocati".

 

E non possiamo dimenticare l'ormai prossima entrata in vigore di quella cosa vergognosa chiamata "Mediazione obbligatoria".

 

Cosa ne penso io?

 

Che la riforma in realtà è una controriforma, che non aiuterà in alcun modo l'avvocatura italiana nel suo complesso.

 

Che l'OUA andrebbe effettivamente sciolto, anche perchè un ente che fosse veramente rappresentativo della categoria non credo avrebbe bisogno di auto-nominarsi "unitario", se lo fosse nei fatti anzichè nelle parole.

 

Che sarebbe ora di pensare ad un ingresso programmato nelle università di giurisprudenza, perchè è un esercizio da un lato evidentemente inutile in quanto tardivo e dall'altro inutilmente crudele quello di voler introdurre una selezione a posteriori, dopo aver illuso le giovani generazioni, che si ritrovano poi con una laurea di fatto inutile.

 

Che sarebbe il caso che qualcuno ricordasse che gli avvocati, essendo liberi professionisti,  non POSSONO essere sottomessi alla spada di Damocle di un reddito minimo per continuare ad essere iscritti all'albo e quindi ad esercitare.

 

Infine, che l'"AVVOCATURA" in Italia non esiste, come categoria unitaria, ma ce ne sono almeno due.

 

Entrambe assolutamente apprezzabili, sia chiaro, non hanno peraltro nulla in comune l'una con l'altra.

 

Una composta da law firm, di "settore merger & acquisition", di "practice di Labour". 

 

E una fatta di code in cancelleria, rinvii di udienza non comunicati, termini di costituzione improvvisamente dimezzati da sentenze interpretative della Cassazione.

 

E non c'è dubbio che  sulla riforma forense, tanto per stare ad un esempio di attualità, il parere, a seconda che si chieda ad un avvocato appartenente alla prima piuttosto che alla seconda, rischia di essere inevitabilmente opposto.

 

Tutto ciò credo che dia l'impressione di un settore quantomeno schizofrenico, tra chi guarda dichiaratamente a modelli d'oltreoceano (e verrebbe da ricordare cosa cantava, più di trent'anni fa, Vasco Rossi:"Non siamo mica gli americani!") e chi  è convinto di trovarsi  sì in Italia, ma negli anni sessanta.

 

Almeno: a me, questa impressione di schizofrenia giunge forte e chiara.

 

E non credo di essere il solo.

 

   

                                                                                                 Renato Savoia

 

 

 P.S.: per piacere, se ritenete che sia solo una mia impressione, e magari sbagliata, ditemelo.