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Morire nel 2012, tra diritto di cronaca e gossip

Materia: Attualitą - Fonte: Renato Savoia - 19.05.2012
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Abstract: Riflessione spontanea dai fatti di Brindisi



[Aggiornamento del 20 maggio 2012: Ecco il testo del comunicato stampa del Garante della Privacy in merito alla vicenda]

 

* * *

 

Questa mattina, sabato, ero in studio: un ricorso da finire che necessitava di un po' d'attenzione senza telefoni o altre interruzioni.

 

Come sempre quando lavoro, in sottofondo i social network aperti, ogni tanto a sbirciare cosa succede nel mondo.

 

E' così che sono venuto a sapere della tragedia avvenuta a Brindisi.

 

Ma non è del fatto in sè che voglio parlare.

 

Mi ha invece colpito (non che sia la prima volta) la reazione.

 

Intanto quasi immediatamente da paese di commissari tecnici siamo diventati un paese di p.m. e giudici: ho letto tante e tali di quelle "sentenze" che non posso ribadire quel che ho scritto pubblicamente attorno a mezzogiorno:

 

"Invidio le certezze di chi dalla propria poltrona ha già fatto le indagini, attribuito colpe e arrestato i mandanti. Tanto di cappello." (QUI il post originale).

 

Ma più ancora a colpirmi è stata l'immediata corsa, giornalistica ma anche popolare, a cercare in rete (o forse dovrei meglio dire su facebook) le foto della vittima.

 

Una volta che son state, evidentemente, trovate, è scattata l'inondazione: a partire da tutti i siti di informazione, passando per la timeline di twitter e la bacheca di facebook.

 

Il meccanismo mi ha messo a disagio, e non solo me, a leggere il dibattito che si è aperto, e che peraltro non è un dibattito nuovo: è "giusto/opportuno" pubblicare le foto?

 

Per esempio, il direttore Gianni Riotta, tra i giornalisti, ha espresso con molta chiarezza la sua idea che sia giusto e anzi doveroso pubblicare la foto.

 

Per capirci, così lo stesso ha risposto dialogando con un utente:

 

"I volti delle ragazze cadute vanno mostrati ovunque devono diventare simbolo battaglia antimafia come Falcone e Borsellino" (QUI il post originale).

 

Mi sia concesso dire che non sono d'accordo.

 

E che il rischio, oggi come oggi, è che il diritto di cronaca diventi diritto di gossip.

 

Semprechè no si voglia dire che il punto è già raggiunto.

 

Come spiegare altrimenti questo profluvio di foto rebloggate da chiunque, magari appicicandoci sotto frasi non so quanto sentite di cordoglio?

 

Riprendendo quanto scritto questa mattina sulla mia pagina facebook: 

 

"Vedo che continuano a girare le foto delle due ragazze: mi (e vi) chiedo come la prendereste, se fosse il sorriso di vostra figlia o sorella, morta da qualche ora, a essere diffuso da sconosciuti."

 

Ecco, io credo onestamente che pochi se la siano fatta, questa domanda.

 

Qualcuno certamente sì, e mi sta bene anche che mi dia la risposta (come è successo) "sentirei affetto".

 

Il punto è che ho paura che nella stragrande maggioranza dei casi queste foto siano girate con lo steso spirito con cui gira l'ultima foto di Belen con l'accompagnatore di turno, per capirci.

 

E non riesco nemmeno ad abituarmi al fatto che sia normale per i tempi in cui viviamo.

 

Capiamoci: sono consapevole (nonchè sufficientemente "anziano" per sapere) che indietro non si tornerà.

 

E' solo un altro momento in cui prendo consapevolezza di essere nato decisamente nel secolo sbagliato.

 

Per me, come ho scritto a caldo

 

Brindisi: a volte le parole migliori sono il silenzio. E, chi può, la preghiera. (QUI, il post originale).

 

                                                          Renato Savoia